Cresciuto nella Scuola Calcio ARCI UISP Scampia, il calciatore Francesco Petriccione continua nel vivaio del Napoli un percorso cominciato sui nostri campi.
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Ci sono storie che ci rendono particolarmente orgogliosi. Non soltanto perché raccontano il talento di un ragazzo, ma perché racchiudono anni di allenamenti, sacrifici, partite, vittorie, sconfitte e tanta voglia di imparare.
Quella di Francesco Petriccione è una di queste.
Classe 2010, Francesco è cresciuto calcisticamente nell’ARCI Scampia prima di approdare, nel 2020, al settore giovanile del Napoli (Under 15). Aveva appena dieci anni.
Da allora il percorso è continuato, stagione dopo stagione, con una maglia diversa ma con la stessa passione per il pallone.
Dai campi di Scampia al settore giovanile del Napoli
Quando un ragazzo entra nel settore giovanile di una società professionistica è naturale guardare al traguardo raggiunto. Noi, però, conosciamo bene anche il punto di partenza.
Prima del Napoli ci sono stati i campi di Scampia. Gli allenamenti, le prime partite, gli errori da correggere, i consigli degli allenatori, i sorrisi dopo una vittoria e qualche inevitabile delusione.
È il calcio dei bambini, quello che forse conserva ancora la parte più autentica di questo sport.
Abbiamo visto i primi passi di Francesco. Lo abbiamo visto crescere come calciatore e, soprattutto, come ragazzo. Per questo il suo passaggio al Napoli non ha rappresentato per noi un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase.
Entrare in un vivaio professionistico significa confrontarsi con ritmi, aspettative e livelli tecnici sempre più impegnativi. Il talento conta, certamente. Ma da solo non basta.
Crescere significa imparare ogni giorno
Nel calcio giovanile sei anni sono tantissimi. Un bambino di dieci anni diventa un adolescente, cambia fisicamente e tecnicamente, mentre aumenta la qualità degli avversari e cresce la competizione.
Per continuare servono costanza, disponibilità ad ascoltare, capacità di accettare gli errori e voglia di migliorarsi.
È proprio qui che lo sport diventa una scuola.
Non perché insegni soltanto a vincere, ma perché insegna anche a perdere, ad aspettare il proprio momento, a rispettare compagni e avversari e a ricominciare dopo una giornata difficile.

Sono valori che cerchiamo di trasmettere quotidianamente ai nostri ragazzi, indipendentemente da dove li porterà il pallone.
Prima i ragazzi, poi i calciatori
C’è un aspetto al quale teniamo particolarmente. Il valore di una scuola calcio non può essere misurato soltanto dal numero di ragazzi che riescono ad approdare nelle società professionistiche.
Se uno dei nostri giovani viene scelto da un club importante siamo felici. Significa che il lavoro svolto ha contribuito a creare un’opportunità.
Ma il nostro compito viene prima.
Una scuola calcio lavora con bambini e adolescenti prima ancora che con calciatori. Deve insegnare a stare insieme, rispettare le regole, affrontare una sconfitta senza viverla come una tragedia e una vittoria senza sentirsi migliori degli altri.
Quando emerge un ragazzo con qualità e determinazione sufficienti per affrontare livelli più alti, bisogna accompagnarlo senza bruciare le tappe e, soprattutto, senza caricarlo delle aspettative degli adulti.
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Da Scampia continuiamo a fare il tifo per Francesco
La storia di Francesco racconta anche qualcosa del nostro territorio.
Scampia è troppo spesso descritta soltanto attraverso i suoi problemi. Eppure qui ci sono bambini che giocano, famiglie che li accompagnano, allenatori ed educatori che dedicano tempo alla loro crescita, associazioni che lavorano quotidianamente per creare opportunità.
Lo sport non può risolvere da solo i problemi di un territorio. Può però costruire luoghi nei quali incontrarsi, imparare regole comuni, creare relazioni e scoprire possibilità.
Qualche volta una di queste possibilità conduce verso il calcio professionistico. Molte altre volte contribuisce semplicemente a far crescere un ragazzo più consapevole.
Per noi hanno valore entrambe.
Oggi Francesco Petriccione continua il suo viaggio nel settore giovanile del Napoli e noi continuiamo a seguirlo con affetto e orgoglio.
Il consiglio resta quello di sempre: lavora, impara, sogna. Ma soprattutto continua a divertirti.
Forza Francesco. Da Scampia facciamo il tifo per te. Il viaggio continua!