Ci sono intitolazioni che assolvono ad una funzione simbolica e poi ce ne sono altre che riescono a trasformarsi in gesto concreto, eredità civile, presidio educativo. Il campo di calcetto inaugurato all’Arci UISP Scampia e dedicato ad Alessandro Sacco appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto uno spazio sportivo ristrutturato è, principalmente, un luogo restituito ai bambini, alla loro crescita, al loro diritto di giocare in un contesto curato, accogliente e capace di trasmettere valori. Ed è, insieme, un segno fortissimo di memoria attiva.
Al centro di questa storia ci sono due figure che meritano di essere messe pienamente in primo piano. La prima è quella di Alessandro Sacco, giornalista sportivo apprezzato e stimato, scomparso prematuramente lo scorso 11 giugno, professionista che aveva legato il suo nome al racconto delle vicende del Calcio Napoli.
Un giornalista ed un uomo che non aveva mai perso il contatto con la dimensione più autentica e formativa del calcio, quella giovanile, quella dei campi di periferia.

Quella dimensione fatta di passione, sacrificio e presenza umana. La seconda figura è quella del padre, Pino Sacco, giornalista anche lui, che ha voluto e realizzato questo progetto in memoria del figlio, compiendo un passaggio che ha un peso umano difficile da misurare: trasformare il dolore privato in una possibilità collettiva.
Ed è in questa possibilità collettiva che il valore dell’iniziativa supera la cronaca e diventa racconto esemplare. Perché ristrutturare un campo per i bambini di Scampia nel nome di Alessandro non significa soltanto ricordarlo. Significa prolungarne la presenza in una forma utile, tangibile, quotidiana. Significa fare in modo che il suo nome non resti confinato nella nostalgia di chi lo ha conosciuto, ma entri nel vocabolario semplice e decisivo delle nuove generazioni: gioco, amicizia, regole, rispetto, comunità.
Il Centro Sportivo Arci UISP Scampia, del resto, opera da anni con una chiara vocazione sociale, promuovendo il calcio come strumento di inclusione e di riscatto territoriale. In un quartiere che troppo spesso viene raccontato con uno sguardo parziale, esperienze come questa mostrano invece la forza silenziosa del lavoro educativo che si costruisce giorno dopo giorno. Un campo di calcetto, in questo contesto, è un’infrastruttura che assume l’aspetto di un dispositivo sociale. È uno spazio in cui si impara a stare insieme, a perdere senza spezzarsi, a vincere senza arroganza, a riconoscere nell’altro non un ostacolo ma un compagno di percorso.

Le parole di Pino Sacco, pronunciate in occasione dell’inaugurazione, restituiscono bene il senso profondo dell’iniziativa. La sua felicità per aver contribuito, in nome di Alessandro, alla ristrutturazione di un campo destinato ad accogliere tanti bambini non ha il tono della celebrazione pubblica. Ha piuttosto quello di una promessa mantenuta, di un legame che continua, di un amore paterno che sceglie di farsi responsabilità.
Quando dice che Alessandro, come lui, amava i giovanissimi e sarebbe stato felice di assistere alla nascita di piccoli campioni nello sport ma soprattutto nella vita, Pino Sacco porta il discorso esattamente dove deve stare: oltre il campo, oltre la partita, oltre il risultato. Dentro un’idea alta e concreta di educazione sportiva.
Oggi più che mai lo sport giovanile ha bisogno di essere difeso da una lettura riduttiva, centrata soltanto sulla performance. Iniziative come questa ricordano che il calcio, soprattutto quando parla ai più piccoli, è prima di tutto una grammatica di relazione. Insegna il limite, l’ascolto, la perseveranza. E quando incontra realtà associative serie, radicate nel territorio, quale la nostra, può diventare una leva autentica di crescita individuale e collettiva.
L’inaugurazione del campo, avvenuta con il taglio del nastro e con l’apposizione di una targa commemorativa, ha riunito attorno all’Arci UISP Scampia istituzioni, rappresentanti del mondo sportivo, associazioni e amici di Alessandro. Erano presenti, tra gli altri, il nostro presidente Antonio Piccolo, rappresentanti della Municipalità, il presidente del Comitato Regionale Campania della LND Carmine Zigarelli, l’ex calciatore Gianni Improta, giornalisti, responsabili di realtà sportive e associative del territorio. Una partecipazione ampia, trasversale, sentita, che conferma quanto la figura di Alessandro Sacco fosse stimata e quanto il gesto di suo padre Pino sia stato percepito da tutti come un atto di grande umanità.

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Questo intervento non appare come un episodio isolato, ma come l’inizio di un percorso più lungo. Nei materiali diffusi in occasione dell’inaugurazione si parla infatti di ulteriori progetti da realizzare nel nome di Alessandro, tra cui un quadrangolare di calcio ed il rifacimento di un campo di basket nell’oratorio della Chiesa Maria Santissima del Buon Rimedio. È un elemento importante, perché indica una visione. E quando la memoria si accompagna a una visione, smette di essere soltanto commemorazione e diventa costruzione sociale.
In fondo il campo intitolato ad Alessandro Sacco non custodisce soltanto un ricordo, dice ai bambini che quello spazio è loro, che il quartiere può offrire occasioni belle, che lo sport può essere una forma di riscatto gentile ma ostinato. E dice agli adulti che anche dal dolore più grande può nascere qualcosa che serve agli altri.
L’inaugurazione di oggi per Alessandro Sacco è una memoria viva. Per Pino Sacco è un atto d’amore diventato responsabilità pubblica. Per Scampia e per l’Arci UISP Scampia e per i suoi bambini, è un campo di calcetto.
Sì, un campo è vero, ma è anche qualcosa di più raro e prezioso: un pezzo di futuro offerto ai bambini di Scampia!
