Ci sono incontri che finiscono nel momento stesso in cui si svuota la sala. E poi ce ne sono altri che restano addosso, perché riescono a lasciare qualcosa di concreto. Non necessariamente una risposta definitiva, anzi. A volte lasciano domande più profonde di quelle con cui si era entrati. Ed è probabilmente questo il segnale più autentico di un’iniziativa riuscita.

Scampia, 20 maggio 2026 ore 10,00.
L’incontro “I giovani, la guerra e la Costituzione”, organizzato dalla nostra Scuola Calcio ARCI UISP Scampia, nell’ambito del Progetto Legalità Inclusione Sport, con gli studenti delle classi terze dell’IC Pertini 87 Don Guanella, con la presenza di altre realtà associative del territorio e con la partecipazione di Luciano Violante, presidente dell’associazione “Futuri Probabili”, ha avuto proprio questo effetto, quello di un’iniziativa ben riuscita.
In un momento storico attraversato da conflitti internazionali, tensioni geopolitiche e da un evidente impoverimento del dibattito pubblico, riuscire a parlare di pace, legalità, diritti, doveri e responsabilità senza scivolare nella retorica non era affatto scontato. E invece è successo.
Forse perché, questa volta, nessuno ha trattato i ragazzi come semplici spettatori di un evento istituzionale. Sono stati coinvolti per davvero. Hanno ascoltato, riflettuto, posto, con semplicità, domande difficili. Domande vere!
Ed è da qui, da loro, che bisognerebbe ripartire quando si parla di educazione civica.
Perché spesso si dice che le nuove generazioni siano disinteressate alla politica, alla partecipazione o ai grandi temi sociali. Personalmente, proprio perché da oltre quarant’anni lavoriamo con i giovani, abbiamo sempre pensato che questa lettura fosse profondamente superficiale. I ragazzi non sono disinteressati. Semplicemente rifiutano i linguaggi vuoti, i formalismi e le lezioni costruite dall’alto. Quando invece percepiscono autenticità, attenzione e rispetto, partecipano eccome.
Durante l’incontro è emerso con forza il ruolo della scuola come presidio civile e culturale. Non soltanto luogo della formazione didattica, ma spazio di confronto, crescita e cittadinanza attiva.
La dirigente scolastica, Tania Vece, lo ha sottolineato con grande lucidità, ricordando come i giovani vivano quotidianamente quella tensione tra dimensione locale e globale che caratterizza il nostro tempo. E forse chi cresce in territori complessi come Scampia questa tensione la percepisce ancora di più. Perché le periferie non sono soltanto luoghi geografici. Sono spesso territori caricati di narrazioni tossiche, stereotipi, semplificazioni mediatiche e contraddizioni sociali enormi. Da un lato la retorica del degrado, dall’altro quella, altrettanto sterile, del riscatto raccontato come favola da prima serata televisiva. La realtà invece è molto più seria, molto più complessa e proprio per questo molto più interessante.

L’evento è stato moderato e coordinato dal noto giornalista politico e parlamentare Carlo Fusi, che ha guidato il confronto con equilibrio e grande professionalità, accompagnando gli interventi e dialogando con gli studenti attraverso risposte puntuali e approfondite alle numerose domande emerse, anche per lui, nel corso dell’incontro.
Nicola Nardella, presidente dell’VIII Municipalità, è intervenuto per portare il proprio saluto istituzionale e ringraziare il presidente Luciano Violante per la disponibilità e la sensibilità dimostrate nel partecipare all’incontro con gli studenti. Nardella ha inoltre spiegato, scusandosi con i presenti, di non poter seguire integralmente i lavori come avrebbe desiderato, a causa di un’emergenza verificatasi nella notte a Scampia, dove il crollo di una parte di una delle Vele, interessate dalle operazioni di abbattimento, aveva provocato forti disagi agli abitanti di una palazzina vicina, fortunatamente senza gravi conseguenze per le persone.
Gli impegni istituzionali lo chiamavano quindi sul luogo dell’accaduto, ma ha comunque voluto garantire la propria presenza all’iniziativa, sia per la profonda stima personale nei confronti del presidente Violante, sia per doveroso rispetto verso gli studenti e la comunità scolastica presenti all’evento.
Dentro questa complessità, realtà come la nostra Arci Uisp Scampia svolgono un ruolo fondamentale. E sarebbe riduttivo definirle semplicemente “scuole calcio”. Qui lo sport diventa uno strumento educativo, relazionale e sociale. Un’infrastruttura umana prima ancora che sportiva.
Nel corso dell’incontro viene ricordato chiaramente dal presidente Antonio Piccolo che il centro sportivo rappresenta un luogo dove i ragazzi possono fare esperienza concreta di cittadinanza attiva. Che poi è il punto centrale di tutto. Perché educare alla legalità non significa riempire i ragazzi di slogan o parole altisonanti. Significa costruire contesti dove il rispetto delle regole, delle persone e delle differenze diventi pratica quotidiana.
Lo sport, da questo punto di vista, ha una forza educativa straordinaria. Insegna il rispetto del gruppo, il valore dell’impegno, la gestione della frustrazione, il confronto con il limite e persino l’accettazione della sconfitta. Tutte competenze che con gli anglicismi di oggi chiameremmo “soft skills”, ma che in realtà rappresentano semplicemente strumenti fondamentali per vivere dentro una comunità.

Luciano Violante, già Presidente della Camera dei Deputati e oggi presidente dell’associazione “Futuri Probabili”, ha guidato gli studenti in una riflessione approfondita sui 12 Principi Fondamentali della Costituzione italiana, soffermandosi in particolare sull’Articolo 11, attraverso il quale “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, richiamando il valore della pace, del dialogo e del rispetto reciproco come pilastri imprescindibili della convivenza democratica.
Uno dei momenti più significativi dei suoi interventi ha riguardato proprio il fair play sportivo quale esempio di legalità. Un giovane calciatore, durante un incontro di calcio, decide volontariamente di sbagliare un rigore assegnato ingiustamente, alla sua squadra, dall’arbitro. Un gesto semplice, quasi disarmante nella sua normalità. Eppure dentro quell’episodio c’è probabilmente una delle definizioni più concrete di legalità che si possano dare a dei ragazzi.
Non la legalità proclamata, non quella celebrata nei convegni, ma quella praticata anche quando nessuno ti obbliga a farlo.

La presenza del presidente Luciano Violante ha dato all’incontro un ulteriore spessore storico e istituzionale. L’ex Presidente della Camera ha affrontato il tema della guerra e della pace partendo proprio dalla sua esperienza personale di bambino durante il secondo conflitto mondiale ed è stato forse questo il passaggio più forte dell’intera mattinata.
Perché oggi la guerra rischia di trasformarsi in un contenuto da consumare distrattamente sui social, una sequenza continua di immagini che anestetizzano invece di generare consapevolezza.
Il presidente Violante ha riportato il discorso all’essenziale: dietro la parola guerra ci sono persone che muoiono, famiglie distrutte, vite spezzate. Un discorso di una semplicità quasi brutale che però i ragazzi hanno percepito immediatamente come autentica.
Particolarmente interessante anche il passaggio che il presidente ha dedicato all’articolo 11 della Costituzione, quello in cui l’Italia “ripudia la guerra”. Non come formula astratta o slogan da citare nei momenti solenni, ma come scelta politica, culturale e civile che richiama continuamente il valore del dialogo, del diritto internazionale e del rispetto reciproco.
Ed è proprio il rispetto la parola che attraversa trasversalmente tutto l’incontro.
- Rispetto delle persone.
- Rispetto delle differenze.
- Rispetto delle regole.
- Rispetto delle istituzioni democratiche.

Perché alla base di ogni violenza, di ogni sopraffazione e di ogni forma di criminalità esiste sempre una mancanza di rispetto verso l’altro.
I ragazzi presenti lo hanno capito perfettamente. Lo si intuiva dalle domande: mafia, partecipazione politica, pace, diritti e doveri, lavoro, futuro. Questioni enormi affrontate con una maturità che spesso sorprende soltanto chi continua ostinatamente a sottovalutare le nuove generazioni.
La sensazione finale è che incontri come questo abbiano un valore enorme proprio perché non cercano scorciatoie narrative. Non promettono formule magiche. Non trasformano la legalità in una parola decorativa.
Provano invece a costruire, nei più giovani, una coscienza critica e oggi è una delle cose più rivoluzionarie che si possano fare.