Ci sono tornei che si giocano per vincere. E poi ci sono tornei che si giocano per capire qualcosa in più di sé stessi, degli altri, del territorio che si attraversa. “Libera in Goal” a Scampia appartiene a questa seconda categoria.
Dal 5 all’8 settembre 2019, presso il nostro Centro Sportivo in via Fratelli Cervi, oltre cento giovani provenienti da diverse parti d’Italia si sono incontrati per partecipare al torneo di calcio a cinque dedicato ad Antonio Landieri, vittima innocente di camorra. Un appuntamento promosso dalle associazioni Vo.di.Sca., Libera, Get Up, Legalité, Dream Team – Donne in rete con la collaborazione e l’ospitalità della nostra Scuola Calcio Arci Scampia. Un appuntamento capace di tenere insieme memoria, sport, formazione e impegno civile.
Perché si sa, qui da noi il pallone non è un semplice oggetto da rincorrere. Il pallone diventa un pretesto buono, forse uno dei migliori, per creare relazioni, abbassare le difese, mettere in campo non solo piedi e fiato, ma coscienza, responsabilità, ascolto.
Anche quest’anno le squadre partecipanti sono undici, obbligatoriamente miste, con una formula che prevede l’auto arbitraggio. Ecco, fermiamoci un attimo su questo punto. L’auto arbitraggio non è una trovata simpatica per rendere il torneo più informale. È una scelta educativa ben precisa. Significa chiedere ai ragazzi di riconoscere il fallo, di assumersi la responsabilità di una decisione, di non delegare sempre a qualcun altro il confine tra ciò che è corretto e ciò che corretto non è. Riteniamo che si tratti di una piccola scuola di cittadinanza e rispetto reciproco.

Durante le mattinate si è giocato. Nel pomeriggio, invece, il torneo si apre alla città ed alle sue storie. I ragazzi hanno incontrato associazioni, familiari di vittime innocenti delle mafie e realtà territoriali che ogni giorno lavorano qui a Scampia, spesso lontano dai riflettori, ma molto, molto vicine ai problemi veri. Si è parlato di ecomafie, criminalità, violenza, sport, giustizia riparativa, percorsi educativi.
Non sono state lezioni calate dall’alto, ma incontri. E gli incontri, quando sono autentici, lasciano sempre qualcosa o almeno così speriamo.
Parte integrante dell’iniziativa è, anche, stato il coinvolgimento dei ragazzi di “Amunì”, progetto di Libera rivolto a giovani tra i sedici e i vent’anni sottoposti a procedimento penale minorile e impegnati in percorsi di riparazione. Molti di loro vivono l’esperienza della “messa alla prova”, cioè la sospensione del processo e l’affidamento ai servizi sociali dentro un apposito cammino educativo che, se portato a termine positivamente, può estinguere il reato.
Beh, detta così sembra una formulazione solo giuridica. Ma dietro di essa ci sono vite, errori, seconde possibilità. E non è poco!
Il bello di “Libera in Goal” sta proprio qui: non nega la complessità, non la addolcisce, non la mette sotto il tappeto. No, la porta sul campo. La fa correre, sudare, discutere, sbagliare e ripartire.

C’è poi un altro elemento fortissimo, quello della memoria. Antonio Landieri non è soltanto il nome di una persona a cui il torneo è dedicato. È una presenza civile, è una storia che continua a chiedere attenzione, rispetto e responsabilità.
Ricordare una vittima innocente di camorra attraverso un torneo giovanile significa evitare che la memoria resti immobile, chiusa in una commemorazione. Significa renderla viva, quotidiana, abitabile.
E il quartiere di Scampia, a tutto questo, non fa da semplice sfondo. Troppo spesso raccontata attraverso immagini parziali, frettolose, quasi sempre dolorose, Scampia, in questi giorni, ha mostrato un’altra parte di sé: quella delle associazioni, delle famiglie, degli educatori, degli allenatori, dei volontari, dei ragazzi che scelgono di esserci. Una Scampia che non chiede sconti, ma pretende di essere raccontata per intero.
Anche il campo ha un valore simbolico notevole: lo stadio Antonio Landieri, con il manto in erba sintetica, realizzato grazie al recupero di settantamila chili di pneumatici abbandonati nella Terra dei Fuochi. Un rifiuto che diventa spazio di gioco. Una ferita ambientale che viene trasformata in luogo educativo. Se non è una metafora questa, poco ci manca.
Alla fine, certo, ci sono state partite, risultati, finali, abbracci, qualche lacrima. Ci sono state squadre che hanno vinto e squadre che hanno perso ma la classifica, in un contesto del genere, diventa quasi secondaria.
La vera vittoria è stata un’altra: riuscire a far incontrare ragazzi diversi, provenienze diverse, esperienze difficili e speranze ancora aperte dentro uno stesso spazio di regole condivise.
“Libera in Goal” ci ricorda una cosa semplice, ma spesso dimenticata: lo sport non salva da solo. Però, quando è inserito in una comunità educante, quando è accompagnato da memoria, cura, responsabilità e presenza adulta, può diventare uno strumento potentissimo.

E allora sì, un pallone può diventare molto più di un pallone.